Photo: Pocis

CHIEDI ALLA POLVERE

Strade Bianche 2019

Strade Bianche è una Classica antica, o così dicono. Perché in realtà di anni ne ha appena 12. Ma a differenza di qualsiasi altra dodicenne al mondo, per lei essere Classica e antica è un complimento.

È antica perché parla di ciclismo classico, perché le sue strade sono state – e sono – quelle de L’Eroica. Ed è Classica anche se le manca l’età per esserlo, perché è una di quelle corse che gli appassionati attendono e conoscono a memoria, declamando uno per uno i tratti di sterrato come si fa per i muri del Fiandre, le pietre della Roubaix o i capi della Sanremo. Gare di cui ricordi nomi, edizioni, avvenimenti.

Gare capaci di cambiare volto da un anno all’altro. Anzi, i volti: dalle maschere di fango di dodici mesi fa ai profili di creta (senese) di quest’anno. E di mettere in fila sui primi gradini del podio due corridori che, prima di quest’anno, non erano mai apparsi fra i primi 10 classificati in Piazza del Campo.

Strade Bianche è una corsa che si fa fatica ad imparare. Troppe le variabili quando l’asfalto lascia il posto alla ghiaia, e cambiano le regole. Ad ogni settore una volata precede l’angusto ingresso sullo sterrato, e da lì c’è solo da pedalare a tutta, trattenendo il respiro, un po’ nella speranza che qualche pietra appuntita non faccia brutti scherzi, un po’ per impedire alla polvere di intasarti le vie respiratorie. E se Arturo Bandini chiedeva risposte all’infame polvere del Mid-East, alle crete toscane gli atleti chiedevano soltanto tregua.

Pochi arrivi al mondo trasmettono il senso di apoteosi che Piazza del Campo sa esprimere. Ma come tutte le più belle cose, è necessario guadagnarsela fino in fondo. La salita di Via Santa Caterina ne è la metafora perfetta: lo spettacolo di due ali di pubblico di ogni età a incorniciare l’ultima erta dalle pendenze infami, fino agli ultimi 150 metri in discesa che ti spalancano le porte sul cuore di Siena.

E lì vinci, anche se poi quello che sale sul podio è uno soltanto. E se sei arrivato secondo ti brucia un po’ di più, ma hai vinto lo stesso. Perché anche se arrivi oltre il tempo massimo, e non c’è nemmeno una riga della classifica ufficiale a ricompensare il tuo sforzo, la maschera sul tuo volto all’ombra Palazzo Comunale sta a dimostrarti che è tutto vero.

Che anche se il tuo sport si chiama “ciclismo su strada”, la sfida delle Strade Bianche l’hai affrontata secondo le sue regole. E che, nonostante tutto, l’hai avuta vinta tu.  

(Complimenti a Jakob Fuglsang e al Team Astana per lo splendido secondo posto alla Strade Bianche 2019)

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